aprile, 2009

Giovanni 12. 01-11

venerdì, aprile 3rd, 2009

Questo episodio del vangelo mi colpisce per la figura di Maria. Sappiamo che Maria è colei che non si accontenta di guardare alle cose materiali ma si sceglie la parte migliore, quella che non le verrà tolta. Maria tiene la cosa più preziosa che ha per bagnare i piedi di Gesù, segno di grande umiltà e forse di qualcosa di più, che Maria aveva inteso, ma che agli altri personaggi di questo vangelo non riusciva facile intendere. Infatti le viene chiesto, da Giuda Iscariota, perché non avesse venduto quell’olio per poi darne il ricavato ai poveri. Questa è un’ obbiezione che spesso viene contestata anche alla chiesa di oggi, cioè perché non venda tutti i suoi averi materiali per darli ai poveri. Ma Gesù ci risponde: “ i poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”, come a voler dire di pensare sempre a coloro che hanno più bisogno, nella nostra vita (la carità è infatti un valore fondamentale), ma di lasciare a Gesù la nostra parte migliore, quella che solo in lui e con lui porterà molto frutto. Nel mio concreto penso che a volte mi dimentico un po’ di lasciare la parte migliore a Gesù, e voglio far fruttare i miei talenti da solo…ma ecco che puntuale come un orologio svizzero si prospetta il fallimento, la frustrazione…penso che bagnare i piedi di Gesù con olio profumato voglia dire fermarsi ad offrire a Lui nella preghiera e nell’adorazione i nostri talenti, le nostre potenzialità, ma anche le nostre delusioni e i nostri fallimenti… Gesù tutto questo lo porterà con lui sulla croce per poi restituircelo nella vita nuova in Cristo, dove tutto troverà pienezza e tutto acquisterà senso, anche ciò che noi ora non capiamo…

Danilo

Giovanni 10. 31-42

venerdì, aprile 3rd, 2009
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In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?”.
Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”.
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel luogo molti credettero in lui.

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Giovanni 08. 51-59

giovedì, aprile 2nd, 2009
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“In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”.
Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘‘Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte’’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?”.
Rispose Gesù: “Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘‘È nostro Dio!’’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”.
Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.
Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.”

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Giovanni 04. 43-54

giovedì, aprile 2nd, 2009

In qesto vangelo Gesù torna a Cana di Galilea dove incontra un funzionario del re che aveva un figlio malato a Cafarnao. Sapendo dei miracoli che compiva gli chiese di scendere a casa sua per guarire suo figlio. Gesù stanco della durezza dei cuori degli uomini che lo seguono solo per le opere da lui compiute e non per i suoi insegnamenti,risponde:”Se non vedete segni e prodigi voi non credete”. L’uomo insiste e Gesù gli da un’altra possibilità rispondendogli:”Va tuo figlio vive”.L’uomo tornato a casa incontra i servi che gli annunciano la guarigione del figlio, ma lui prima di credere veramente ha bisogno di una conferma chiedendo l’orario in cui il figlio iniziò a guarire.Quindi questo vangelo ci insegna a fidarci totalmente delle parola di Dio senza per forza aver bisogno di segni. Inoltre all’inizio del vangelo i Galilei accolgono Gesù con gioia solo perchè avevano saputo dei suoi miracoli;questa è la conferma che non siamo capaci di credere e non ci basta l’insegnamento della sua Parola che è la sola Sorgente di Vita e Verità.

Luca 02. 41-51

mercoledì, aprile 1st, 2009

Alcune considerazioni personali.

Io non so se i segni esistono, e quale significato possano avere ma vi posso assicurare che molto di quello che è successo in queste tre settimane è stato per me un segno continuo.

Ogni parola letta nei vangeli del giorno li sentivo come parte di me e della mia vita. Era come se Gesù mi parlasse in prima persona e mi mettesse di fronte a tutte le mie debolezze e le mie mancanze, fino ad arrivare ad oggi dove la sorte mi ha scelto per commentare il vangelo nel giorno in cui si ricorda San Giuseppe e dedicato a tutti i papà

Faccio una confidenza assolutamente inusuale per me e senza la quale quello che scrivo può apparire insensato, ma in tutti questi anni ho avuto bisogno di ricercare attraverso Gesù quella figura paterna che è venuta a mancare.

Così oggi mi ritrovo a commentare il vangelo nel giorno di San Giuseppe, padre di Gesù.

Questa mattina mentre leggevo il vangelo ho immaginato la scena di Giuseppe e Maria che presi da preoccupazione si recano a cercare Gesù che avevano perso a Gerusalemme, e mi ha colpito il fatto che non era Gesù ad essersi perso,  Lui era perfettamente al Suo posto ad occuparsi delle cose del Padre Suo.

Al contrario erano i suoi genitori ad averlo perso e confrontando questa scena con la realtà di tutti i giorni ho pensato che capita spesso anche a noi di perdere Gesù presi dalle mille preoccupazioni e problemi quotidiani.

Così anche noi come Giuseppe e Maria corriamo a cercarlo e purtroppo spesso questo coincide solo quando le situazioni che affrontiamo sono più grandi di noi e quindi ci ricordiamo di Gesù solo quando ne abbiamo strettamente bisogno.

Questo atteggiamento potremmo modificarlo imparando proprio da Giuseppe e Maria che al contrario di noi hanno cercato Gesù perché in quanto loro figlio lo amavano e in quel momento avevano perso la cosa più bella della loro vita.

Successivamente nella risposta che Gesù da ai suoi genitori secondo me sta tutta la bellezza di questo brano. Ci fa sapere che Lui è sempre al suo posto in mezzo a noi e che per cercarlo non dobbiamo affannarci tanto è sufficiente desiderarlo e amarlo.

Le ultime parole le voglio dedicare al santo del giorno.

Ho sempre pensato che la bellezza delle opere d’arte la facciano i piccoli dettagli e Giuseppe secondo me, in quanto personaggio minore del racconto evangelico è quel piccolo dettaglio assolutamente indispensabile dal quale ha inizio tutto quanto e senza il quale forse oggi parleremmo di un’altra storia.

In questa ottica anche noi, ispirandoci a Giuseppe possiamo considerarci nella nostra semplicità dei dettagli essenziali dell’opera di Dio.
Così come Giuseppe ha accettato coraggiosamente di entrare a far parte di un mistero più grande di lui anche noi dovremmo forse fare lo stesso e accettare di entrare a far parte del progetto di Dio cercando di darvi compimento.
Paul