gennaio, 2010

Testimonianza di Petra convivenza spirituale gennaio

venerdì, gennaio 29th, 2010
Da Convivenza_spirituale_Gennaio

12 persone: 12 vite, 12 caratteri, 12 esperienze, 12 gioie, 12 dolori, 12 miracoli.
ci hai chiamati, ma nel vero senso della parola.
per tutto questo periodo la cosa che ci ha stupito di più è stato il nostro sì, azzeccato per il momento che stavamo vivendo.
12 desideri di cambiare, di riscoprire le gioie perse, di riinnamorarsi di Gesù.
e proprio nel primo vangelo, troviamo Gesù che chiama i suoi primi discepoli ad abbandonare le reti: e noi, come loro, spinti dalla sua chiamata ci siamo detti ” ok, abbandoniamo tutte le angosce e le paure e ti seguiamo”.
la forza che solo lui può dare ci ha dato la possibilità di aprire senza vergogna gli abissi del nostro cuore, siamo riusciti a liberarci, a creare una piccola famiglia.
quando ti apri a Gesù sei nudo: ha una capacità irresistibile di farti sentire a tuo agio nonostante i problemi, gli errori, le negatività. ti chiede il tuo amore, e tu come fai a non donarglielo?
in queste tre settimane ciascuno di noi è stato colpito da un piccolo miracolo: attraverso le nostre esperienze sono riuscita a vedere dei cambiamenti stupendi, dei dolori tramutati in gioia, delle stasi in movimenti pieni di forza, pianti in sorrisi, abbandoni in condivisioni.
la parola “convivenza” indica già un gruppo superiore all’1, al singolo: “se due persone pregheranno nel mio nome, io sarò lì in mezzo a loro”.
la presenza di Gesù è intrinseca in quella parola, che mi ricorda tanto il “condividere”: e noi quanto abbiamo condiviso? tutto meravigliosamente tutto.
alcuni hanno toccato dolori inimmaginabili, li hanno offerti all’ascolto nostro e alla trasformazione che poi Dio agisce nei nostri cuori.
abbiamo trovato il potere del fidarci del prossimo, del non aver paura del giudizio.
il momento più bello è quello della compieta: lì siamo protetti dalla piccola stanza, Gesù è sdeuto sui cuscini, come tutti noi, e ascolta, ma ci parla anche attraverso il suo Spirito.
mi piace pensare che le parole che escono dalla nostra bocca sono le parole che Lui in quel momento ci dona per guarirci.
il mio sì era deciso, sperato e atteso: sapevo che questa esperienza avrebbe fatto luce su molte cose, come il sapermi affidare a Gesù senza trovare da sola il rimedio a tutto o riguardare i rapporti con le persone, saper discernere su ciò che per me è bene o male.il saper che la sofferenza data dal non amore delle persone non la proverò mai nel apporto di amicizia, o meglio, di Amore con Dio.
questo mi da forza, mi fa capire che dove c’è Lui c’è unità, non c’è tradimento, non c’è perdizione anzi… quando si ritorna a Lui chissà perchè la strada si spiana, si capiscono molte più cose.
il macigno nello stomaco diventa nuvola dove respirare, stima riconquistata, gioia da condividere.
avere 11 persone intorno a me che hanno vissuto al mio fianco questo abbandono, questa sensazione perfetta di custodia mi rende ancora più felice, non c’è smarrimento, tutto ti arriva chiaro alla sera, quando la frase del giorno scelta al mattino nel sonno più assurdo, diventa Vita e Via di guarigione.
la povertà di cuore, il cancellare i ragionamenti a vuoto, credere in me, come creatura da amare perchè creata da Dio: sono questi i punti chiave da cui voglio trarre maturazione nella fede al di fuori di qui.
Signore ti affido i miei compagni di percorso e la loro intimità:
la gioia riscoperta di Elena;
la dolcezza e il desiderio di unione di Daniela;
la leggerezza, l’Amore per Dio e l’apertura di cuore di Giusy;
la simpatia e la paternità di Paolo;
l’accoglienza, la voce dolce e la maternità di Simona;
l’amore puro per Gesù di Lucia;
i sogni e i progetti di Delby;
il desiderio di cambiamento e di chiarezza di Fabio;
l’amore per le cose belle e il cuore grande di Franco;
il cammino e la fermezza di Robi;
la passione per la parola e le battute del Magro che ci ha giudati nella settimana purificativa.
io non so come sono, ti dico solo che ti affido tutta me stessa, i difetti e i pregi, nella nuova via che inizierò uscita di qui.
e non mi sto dimenticando di te Emanuele, il regalo più grande che Dio mi potesse fare. non sai che gioia aver fatto un’esperienza così bella con te, come singoli e come coppia, vederti cambiare, tirar fuori l’emotività, essere alla luce del sole la persona bella che sei dentro.
tutto perchè Dio ha bussato, tu hai aperto con fiducia e gli hai detto “stupiscimi”: Lui l’ha fatto dalla prima sera e ti ha plasmato, ti ha risanato, ha accettato il tuo Sì e ha lavorato per ul tuo bene. Dio ti ama, lo hai visto, lo hai sentito, ti ha parlato. sei stato scelto come tutti noi e hai riscoperto il sentirti voluto bene da Lui, che è sempre stato lì ad aspettare, facendoti fare il tuo percorso, senza ostinarsi ed essere soffocante.
sei il piccolo miracolo della mia vita, ora tu steso sei diventato miracolo ai tuoi occhi.
tutto questo discorso fa capire in piccolissima parte ciò che abbiamo provato. solo chi prova una cosa del genere sa che i miracoli quotidiani esistono eccome.
Grazie Dio per tutte le manifestazioni che ci hai donato in queste tre settimane, che non dimenticherò mai.

Marco 04. 26-34

venerdì, gennaio 29th, 2010
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“In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”.
Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

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Marco 04. 21-25

giovedì, gennaio 28th, 2010
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“In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O non piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!”.
Diceva loro: “Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

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Marco 02. 18-22

lunedì, gennaio 18th, 2010

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“In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”.
Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi”.

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Convivenza in corso…

domenica, gennaio 17th, 2010
Da Convivenza_spirituale_Gennaio

Marco 02. 13-17

sabato, gennaio 16th, 2010

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“In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli l’ammaestrava. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Egli, alzatosi, lo seguì.
Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?”.
Avendo udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”.

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