Lc 1. 39-45
venerdì, gennaio 8th, 2010Lc 1,39-45
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Ti voglio bene Maria, aiutami a volertene di più; ti voglio bene Gesù, aiutami a volertene quanto Maria!
Magro
Lc 1,39-45
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Ti voglio bene Maria, aiutami a volertene di più; ti voglio bene Gesù, aiutami a volertene quanto Maria!
Magro
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
In quel tempo, Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre”.
In questo brano di Luca, Maria risponde ad Elisabetta, dalla quale si è recata dopo l’annuncio da parte dell’angelo, e risponde alla cugina che la chiama “benedetta fra tutte le donne”, “madre del suo Signore” e “beata poiché ha creduto”, e questa risposta ha una veste un po’ inusuale: è un canto! E’ uno dei tre “cantici evangelici”, vertice dei tre momenti più importanti della Liturgia delle Ore, nella quale celebriamo, nel tempo e nello spazio, il tempo e lo spazio, meglio ancora il Creatore e Redentore del tempo e dello spazio, e lo facciamo attraverso la lode, anticipando e vivendo già il Paradiso, cioè quella condizione in cui canteremo, suoneremo e danzeremo senza fine davanti a Dio. Nelle Lodi mattutine, dunque, ci uniamo a Zaccaria che canta la sua lode a Dio perché “ha visitato e redento il suo popolo”; nella Compieta cantiamo insieme all’anziano Simeone perché i nostri occhi “hanno visto la sua salvezza”; ai Vespri magnifichiamo il Padre perché “ha guardato” e fecondato l’ umiltà di Maria attraverso il suo “sì”. La promessa sposa di Giuseppe gioisce perché Dio si è degnato della sua “bassezza”, e in lei ha fatto “cose grandi “, termine che nell’Antico Testamento indica l’azione di JHWH che esalta gli umili (Gb 5,9-15), libera Israele dall’Egitto (Dt 10,21) o da Babilonia (Ger 33,3). E gioisce esplodendo in un canto, perché, come dice Mons. M. Frisina: “Luca non perde occasione per far cantare i protagonisti del suo Vangelo!”. Questa lode si ispira al cantico di Anna (1Sam 2,1-10), e in esso Maria si fa capofila di tutti gli umili e i poveri del popolo dell’Alleanza, nonché dell’umanità intera: possiamo allora chiedere la sua potentissima intercessione proprio perché è il modello di coloro che - come diceva Don Oreste – si lasciano “strapazzare” da Gesù, che si fanno cioè strumento per accompagnare il canto di Maria e il suo “sì”.
Spesso ci sentiamo dire che Dio, che ha fatto il cielo e la terra, senza il nostro “sì” non può far nulla, ma forse non ci crediamo granché… Beh, con il suo “sì” Maria, che è prima di tutto una creatura, una donna, ha permesso a Dio di entrare nel tempo e nello spazio, per ricondurci al Padre, cioè a quella condizione originaria che spazio e tempo non ha…
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”.
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. E davvero la mano del Signore stava con lui.
“Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abia, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”. Zaccaria disse all’angelo: “Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”. L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo”.
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: “Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini”.