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Commenti ai Vangeli : Giovanni

Marco


Giovanni 12. 1-11

lunedì, marzo 25th, 2013

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Questo episodio del vangelo mi colpisce per la figura di Maria. Sappiamo che Maria è colei che non si accontenta di guardare alle cose materiali ma si sceglie la parte migliore, quella che non le verrà tolta. Maria tiene la cosa più preziosa che ha per bagnare i piedi di Gesù, segno di grande umiltà e forse di qualcosa di più, che Maria aveva inteso, ma che agli altri personaggi di questo vangelo non riusciva facile intendere. Infatti le viene chiesto, da Giuda Iscariota, perché non avesse venduto quell’olio per poi darne il ricavato ai poveri. Questa è un’ obbiezione che spesso viene contestata anche alla chiesa di oggi, cioè perché non venda tutti i suoi averi materiali per darli ai poveri. Ma Gesù ci risponde: “ i poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”, come a voler dire di pensare sempre a coloro che hanno più bisogno, nella nostra vita (la carità è infatti un valore fondamentale), ma di lasciare a Gesù la nostra parte migliore, quella che solo in lui e con lui porterà molto frutto. Nel mio concreto penso che a volte mi dimentico un po’ di lasciare la parte migliore a Gesù, e voglio far fruttare i miei talenti da solo…ma ecco che puntuale come un orologio svizzero si prospetta il fallimento, la frustrazione…penso che bagnare i piedi di Gesù con olio profumato voglia dire fermarsi ad offrire a Lui nella preghiera e nell’adorazione i nostri talenti, le nostre potenzialità, ma anche le nostre delusioni e i nostri fallimenti… Gesù tutto questo lo porterà con lui sulla croce per poi restituircelo nella vita nuova in Cristo, dove tutto troverà pienezza e tutto acquisterà senso, anche ciò che noi ora non capiamo… Danilo

Giovanni 12. 20-33

domenica, marzo 29th, 2009
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In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.




Gv 12. 1-11

lunedì, aprile 2nd, 2012

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Gv 12, 1-11

“andarono anche per vedere Lazzaro che aveva risuscitato dai morti”

Quanto mi riconosco in quelle persone, riconosco il Signore, so dell’immenso amore che ha nei miei confronti ma mi serve sempre quella prova, quella testimonianza che mi certifichi la sua persona.

Siamo spesso troppo legati alla terra, alle nostre faccende e tormenti che non riusciamo a risolvere e che sicuramente da soli non risolveremo mai.

Dovremmo avere dinanzi agli occhi Maria di Magdala che con immensa umiltà riconosce Gesù come suo salvatore e messia tanto da versare un intera boccettina di profumo che poteva valere quanto lo stipendio di un anno di lavoro, un vero “spreco” d’amore per Cristo, quello che non chiede nulla in cambio.

Gv 12. 24-26

mercoledì, agosto 10th, 2011

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,24-26.
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.

…morire a se stessi per superare i propri limiti, le proprie paure, i propri schemi;
…morire a se stessi per lasciarsi salvare da Dio;
…morire a se stessi per capire che il mondo non siamo noi, ma dobbiamo accoglierlo in noi morendo, per lasciare spazio all’altro.

Francesca






Gv 12. 44-50

mercoledì, maggio 18th, 2011

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,44-50.

Gesù allora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato;chi vede me, vede colui che mi ha mandato.

Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me».

Ieri sera ho visto un bel film su Simone Weil “Le stelle inquiete” , la frase che più mi ha colpito e che dice Simone è : “ per me gli affetti devono essere un nodo che non lega”.

Queste bella immagine si addice proprio all’amore e soprattutto a Gesù. Lui è un nodo per noi, ci tiene stretti a sè, non ci lascia e non ci abbandona. Ma la cosa straordinaria è che però questo nodo non ci lega, non ci toglie la nostra libertà, la nostra spontaneità, la nostra umanità.

Credo che anche l’amore tra gli uomini e le relazioni dovrebbero essere sempre all’insegna di questa unità che libera.

Francesca

Gv 12. 44-50

mercoledì, maggio 2nd, 2012

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“Tecnicamente” questi 7 versetti rientrano in una parte del vangelo di Giovanni, i capitoli 11-12, che ci parlano del cammino di Gesù verso la sua morte, e ricapitolano e chiudono tutto il ministero pubblico di Gesù.
“Chi CREDE in me… CREDE… nel Padre; chi VEDE me… VEDE.. il Padre”: senza indagare sui verbi “credere” e “vedere” in Gv, cosa che meriterebbe da sola un commento, mi limito al fatto che questa frase dice già la bellezza e grandezza della RELAZIONE: Gesù e il Padre sono una cosa sola! Tanto che credere in lui o vederlo equivale a credere nel Padre e vedere il Padre.
Chi “crede” in lui, ancora, viene trasferito dalle TENEBRE alla LUCE (e anche qui occorrerebbe un giorno solo per l’importanza che ha questa simbologia in Gv), ovvero da uno stato di assenza di vita (= luce) ad uno di vita. Siamo sempre lì: dalla non relazione (dato che la morte è fondamentalmente questo!) alla relazione.
“La parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno..”: non si sta qui parlando – certo anche – di chi va all’inferno e chi no, nè vuol essere una minaccia terroristica! Il punto è un altro: chi non accoglie la sua Parola (cioè lui stesso) si autoesclude da sè! Ne va cioè della nostra vita, della responsabilità che abbiamo di essa, ecco il punto! Siamo stati creati liberi, in un tempo e in uno spazio precisi (Riccione, Rimini, ecc.. in questo tempo storico, bello o brutto che sia, ci piaccia o no.. io lo trovo bellissimo!!!), e ci sono stati dati/affidati dei “SEGNI DEI TEMPI” (espressione cara al Concilio), ovvero una situazione “terrena” da leggere e cui far fronte: in famiglia, con gli amici, in una città, in una nazione, e via dicendo.. Ma come rispondiamo noi a tutto ciò? Il fatto non è allora “credere o meno in Dio”, cosa di per sè un po’ vaga, ma RISPONDERE (= vedere e credere) a quanto mi ha mostrato. E la mia LIBERTA’, e con essa la RESPONSABILITA’ di cui dispongo, è la cosa più grande che ho, che abbiamo…
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