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Commenti ai Vangeli : Giovanni

Marco


Gv 16. 12-15

mercoledì, giugno 1st, 2011

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“Prenderà quello che è mio e ve lo annuncerà”.

“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”:  siamo nel contesto dell’ “ultima cena” e il tempo terreno di Gesù volge al termine; egli lo sa e avverte un po’ d’ansia su quanto non ha ancora detto ai suoi, ai quali non svela tutto perchè, per il momento, non hanno ancora le spalle abbastanza larghe. Quante cose ha da dire a noi Gesù, oggi, ma ce le dice con sapienza pedagogica: se lo facesse fuori tempo il peso di queste “cose” ci schiaccerebbe!

Tali cose le svelerà tuttavia agli Undici lo Spirito, a suo tempo (quello della Chiesa), e lo potrà fare perchè riferirà quanto udito da Gesù, del quale sarà un fedele “ripetitore”; prenderà infatti quanto è di Gesù e ce lo dirà. Così facendo renderà gloria a Cristo, lo renderà cioè presente (l’ebraico “kabod”, che Giovanni traduce col greco “doxa”, gloria, indica la pesantezza di qualcosa, il suo esserci fisicamente), una presenza però reale, anche se “materialmente” diversa.

Ma quanto possiede Gesù – ci dice egli stesso – è del Padre, e viceversa. Quindi: lo Spirito prende quanto è di Gesù, che è anche del Padre, e ce lo annuncia. Ma cosa significa? Cosa prende? Cosa ci annuncia? Forse la risposta è la stessa vita trinitaria.

Questi 4 versetti del capitolo 16 di Giovanni mi suggeriscono un’immagine (certo un po’ fantasiosa, ma suggestiva): la vita trinitaria come una grande giostra, un “girotondo” fra le tre Persone divine che si tengono per mano: il Padre dà la mano al Figlio il quale la dà allo Spirito, che però rompe il cerchio tendendo una mano a noi che ne siamo fuori, permettendoci così di giocare con loro!

Lo Spirito, che Gesù ci lascia dopo la sua dipartita terrena, testimonia quello che ha “visto” dal Padre. La stessa cosa siamo chiamati a fare noi entrando in quel “girotondo”: testimoniare cioè quella vita con la nostra, come ha fatto Giustino (martire appunto, letteralmente “testimone”), che festeggiamo oggi. Certo non è facile, tutt’altro, ma la garanzia di poterci riuscire ce la dà proprio quel “girotondo”…

Slim

Gv 16. 12-15

mercoledì, maggio 16th, 2012

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Capita in certi momenti della vita di dover portare sul proprio groppone pesi che non siamo capaci a sostenere per i quali dovremmo essere in grado di chiedere aiuto per non farci schiacciare.
L’orgoglio o più semplicemente la nostra incapacità ad aprirci non ci consente di accettare quell’aiuto che potrebbe venire da quello Spirito in grado di alleggerire il peso che ci opprime.
Così convinti di poter fare tutto da soli si può avere quella sensazione di nuotare in mare aperto e contro corrente. Per quanto tu ti possa impegnare a sbattere le braccia e i piedi non riesci mai ad andare avanti, se ti va bene resti dove sei o alla peggio vai indietro e sopraffatto dalla fatica finisci inevitabilmente per affondare.
Forse Gesù ha ragione, dovremmo cercare di accettare di farci guidare da quello Spirito di verità che sarebbe in grado di alleggerire le nostre fatiche guidandoci verso la verità, ma capita di non essere preparati per questo, di non esserne capaci o più semplicemente di non volerlo accettando così più o meno consapevolmente di farci schiacciare da quei pesi che non siamo capaci a portare.

 




Gv 16. 12-15

domenica, maggio 27th, 2012

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Gv 16. 16-20

giovedì, giugno 2nd, 2011

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Gv 16,16-20

“la vostra tristezza si cambierà in gioia”

Siamo sempre nell’ambito dell’ “ultima cena” e Gesù sta conversando coi suoi, quasi preannunciando una partita a nascondino. Il discorso però si fa sempre più incomprensibile per gli interlocutori: “Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete..”.

Queste righe giocano tra presenza e assenza di Gesù, tra vederlo e non vederlo più, tra tristezza e gioia. Sta dicendo loro semplicemente che è arrivato per lui il momento di assentarsi dal mondo, e ciò comporterà la tristezza dei discepoli (nella Bibbia la tristezza vera è sempre legata all’assenza di Dio!); tuttavia questo assentarsi è in realtà un mutare la presenza, un cambiare il “modo” di farsi vedere, di essere presente, che dalla sua ascensione al Padre in poi sarà possibile grazie allo Spirito da lui donato. Ma allora, se è lo Spirito Santo il nuovo modo di essere presente da parte di Gesù, significa che la nostra gioia è proprio in relazione allo Spirito (cioè ad una presenza “diversa” di Dio nella nostra vita).

Ciò che ci fa problema è però il fare i conti quotidianamente con quel “poco” (che ricorre ben sette volte in così poche righe) tempo in cui Gesù si assenta. Un poco che a noi pare un’eternità! Quand’è – mi chiedo – che siamo davvero tristi? Quando smettiamo di sperare (cioè di aver fede nonostante l’evidenza, diceva Tonino Bello), quando non crediamo che la nostra vita – futuro, progetti, legami, lavoro, amicizie, ecc.. – sia davvero nelle mani di Dio. Quando, ancora, non “vediamo” (verbo che ricorre 6 volte) più con gli occhi della fede.

Crediamo davvero che Gesù morto non sia assente? Eppure, ci ricorda padre Elia Citterio, il contrario di “morte” è “amore”; come a dire che quel Morto in croce continua ad essere presente nella nostra vita (col suo Spirito) soprattutto quando amiamo. E’ in questo momento che lo “vediamo”: nell’altro, nelle situazioni, nelle stesse fatiche come nelle gioie.

Eppure le nostre fatiche e tristezze continuano a manifestarsi, a tratti ad avere anche la meglio su di noi. La garanzia però che la nostra gioia possa essere eterna sta nel fatto che, l’Agnello immolato e ritto (immagine dell’Apocalisse), non ha perduto le sue ferite: è sgozzato ma in piedi (= risorto), nonostante quelle ferite lì. La nostra tristezza (assenza di Dio) è cioè già stata vinta. La vita è dura, spesso incomprensibile, ma se l’Agnello ha vinto, ha vinto, punto e basta!

Dry

Gv 16. 20-23

venerdì, giugno 3rd, 2011

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Gv 16, 20-23 a

Quanta tristezza esiste nel mondo, a volte il male ci circonda e non sappiamo trovare una via d’uscita, in tanti inghiotte ed in tanti ne rimangono assoggettati.

Una domanda che ci assale è quella che se il mondo e la vita umana è stata creata da Dio, perché ha creato anche ciò che ci fa star male, Dostoevskij a questo grosso quesito decise di lasciar stare Dio e proseguire per conto proprio, ed in tanti lo hanno seguito.

In  tanti però hanno scelto la strada opposta , seguire il Signore ed accettare il male, in fondo anche Lui, soprattutto Lui lo ha accettato, pensiamo alla passione, alla crocifissione e soprattutto al tradimento di chi gli stava vicino.

Oggi nelle poche parole dette ai suoi discepoli ci ha invitato a credere nelle sue gesta, nelle sue parole, accettiamo il dolore perché quello che ci è stato promesso è cento volte maggiore, ed affidiamoci a questa promessa.

Facciamo uso della preghiera e delle forze che Dio ci ha donato per superare tutti i dolori, non scoraggiamoci e non perdiamoci d’animo altrimenti davvero ci troveremo a soffermarci su ciò che ci addolora senza vedere invece la luce che sfolgora ogni cosa.

Gv 16. 20-23

venerdì, maggio 18th, 2012

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Gv 16. 23-28

sabato, giugno 4th, 2011

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Gv 16. 23-28

sabato, maggio 19th, 2012

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Gv 16. 29 -33

lunedì, giugno 6th, 2011

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Gesù in questo vangelo sembra disilludere gli apostoli che si sentono già saldi nella fede e pronti a tutto per seguirlo…ma Laui li avverte che verrà l’ora della disperazione e l’ora in cui tutti lo abbandoneranno…..anche per me è così, spesso mi sento pronto a tutto per la mia fede e poi nel momento della prova tradisco Geù e lo abbandono…la relazioone con Gesù è vera e richiede di essee ciurata come quella con un amico…Gesù non è un pensiero o una teoria da seguire, ma una persona da amare, ma con l’Amore che da egli stesso proviene…., grazie Gesù perchè hai vinto il mondo!

Dano

Gv 16. 29-33

lunedì, maggio 21st, 2012

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“Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”.
In questo breve brano di Vangelo mi colpisce la sicurezza con cui i discepoli rispondono a Gesù dopo il lungo discorso iniziato molto prima e difficile da comprendere. Sembra che i discepoli ostentino sicurezza dicendo “ora sappiamo che tu sai tutto”, pensano di sapere, di aver capito, in realtà Gesù li precede ancora perché sa bene che lo lasceranno solo nel momento più difficile. E’ così anche per noi quando pensiamo di aver capito quello che Dio ci sta mandando in un determinato momento della nostra vita, quando vogliamo afferrare i progetti di Dio con la nostra presunzione di pensare di averli capiti, poi lo lasciamo solo perché  magari ci accorgiamo che le cose sono troppo impegnative per starci dentro. Forse dobbiamo usare le nostre energie solo per STARE con Gesù senza voler capire troppo e ingabbiarlo nelle nostre categorie perché Dio va molto oltre, sempre. Stare con Lui vuol dire avere la sua pace, e non darsi troppo pensiero per le preoccupazioni di ogni giorno, perché Gesù ha già vinto il mondo,  noi dobbiamo solo STARCI, questo ci basta.

Tizi