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Commenti ai vangeli

Lc 7. 19-23

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Commento a Lc 7,19-23

Giovanni il Battista (lett. “il battezzatore, l’immergente”) si trova in carcere per mano di Erode (cfr. Lc 3,19-20), ed è informato dai suoi discepoli «di tutte queste cose», cioè dei miracoli e della predicazione del Cugino. Eh già, per quanto possa stonarci questo rapporto parentale, di fatto è così: Gesù e Giovanni, il figlio di Dio e il più grande tra i profeti, sono cugini, di secondo grado ma pur sempre cugini.
Il Precursore chiama allora due dei suoi discepoli (numero che la Legge prescriveva per la validità giuridica della testimonianza davanti al tribunale) e li manda a cercar di capire meglio ciò che egli stesso non intendeva appieno: se tutti i giudei aspettavano il Messia (in aramaico “l’unto”, tradotto poi in greco con Cristo), attendendolo come una figura di riscatto “politico” e sociale, colui cioè che li avrebbe liberati dall’oppressore romano, il Battista lo aspettava invece, e lo annunciava, come un giudice inesorabile, della serie «adesso arriva lui e sono mazzate per i “cattivi”!!». Fatto sta che Gesù spiazza entrambe le attese: non si presenta né come il sovvertitore politico, né come giudice.
Per questo motivo Giovanni invia i suoi, che danno voce a tante nostre richieste su Dio: «Ok, fai miracoli, dici cose inaudite (= mai sentite), ecc.. ma diccelo chiaro e tondo: sei tu quello che deve venire (il Messia) o dobbiamo aspettare un altro?». Dietro alla loro domanda si nasconde insomma anche la nostra: «Sei tu, Gesù, la risposta alle nostre mille domande? Sei tu il medico delle nostre tante ferite? Sei tu l’unico in grado di sanare la nostra travagliata storia? Sei tu capace di mostrarci un Dio Padre buono e misericordioso, che ci accoglie fra le braccia sempre, indipendentemente da come ci siamo comportati? Sei tu l’unica risposta ai nostri desideri più profondi? Sei tu quello che anzi ci aiuta a tirarli fuori (l’Educatore con la E maiuscola)? Sei tu, insomma, il “sì” di Dio alla nostra speranza? Ti preghiamo, se sei tu diccelo..».
Ed Egli non ci fa attendere, ma risponde, ai discepoli del Battista come a noi, a suo modo: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati..”», una risposta che si rifà alla Scrittura – e qui dobbiamo fare uno “sforzo” noi, forse poco abituati al rapporto con la Parola di Dio – usando citazioni che il profeta Isaia utilizza per annunziare la salvezza. In altri termini ci dice che Quello che attendiamo è proprio Lui, ma ci invita anche ad attenderlo, e accoglierlo, in un modo forse diverso da come lo abbiamo atteso fino ad ora; un modo che forse non ci immaginavamo, ma che ci apre ai doni che noi, forse, nemmeno speravamo..

Slim

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