PuntoGiovane

Commenti ai Vangeli : Luca

Giovanni


Marco


Lc 15. 1-10

venerdì, novembre 5th, 2010
clicca qui per ascoltare il vangelo o leggere altri commenti

clicca qui per ascoltare il vangelo o leggere altri commenti

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
C’è un gruppo di persone che ascolta Gesù, e un gruppo che mormora contro Gesù. Gesù con un gruppo, tutti i pubblicani e i peccatori, siede a tavola, condivide il pasto, condivide la vita; per l’altro, i farisei e gli scribi, Gesù racconta una parabola, anzi due: per gli uomini e per le donne; per chi si ritiene “giusto”, a posto, salvo!

E a loro dice: “non c’è uomo che non si preoccupa per ciò che ha perso…”  Chi di noi non ha sperimentato di essere legato, affezionato ad una cosa, ad una situazione, ad una persona, dopo averla persa?
“…non c’è uomo che non gioirebbe per ciò che ha ritrovato!” E se avviene così per noi, quanta gioia possono avere nel Regno dei Cieli, il Padre, gli angeli, i santi, alla notizia che un altro figlio degli uomini, un peccatore, è stato ritrovato, si è lasciato prendere in spalle dall’Amore che lo cercava, si è convertito!
Ma se uno “è già giusto”… non troverà mai quella mano pronta ad afferrarlo…

Daniele




Lc 15. 1-10

giovedì, novembre 3rd, 2011

clicca qui per ascoltare il vangelo o leggere altri commenti

“In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Quali sono i motivi della gioia di Dio? il ritrovarci e l’inglobarci nel suo Amore. E com’è la gioia di Dio? è come quella di quando il pastore ritrova la pecorella che aveva perso, o come quando la donna ha ritrovato la sua moneta perduta. è la gioia di un ritorno e di una scoperta. noi, che siamo suoi figli, come possiamo essere motivo di gioia per Dio? facendoci ritrovare da Lui, abbandonandoci pienamente al suo Amore, alla sua grazia.

Lc 15. 1-10

giovedì, novembre 8th, 2012

clicca qui per ascoltare il vangelo o leggere altri commenti

” Si avvicinavano a lui per ascoltarlo ” , ma cosa aveva Gesù di così tanto interessante da dire da attirare l’attenzione di tutti i pubblicani e i peccatori.

In un certo senso anche noi oggi ci accostiamo alla Sua parola per ascoltarLo ma mi sono chiesto che tipo di ascoltatori siamo.

Voglio dire siamo semplici ascoltatori passivi che si limitano ad ascoltare solo con le orecchie, oppure siamo ascoltatori attivi capaci di capire e di mettere in pratica quelli che sono veri e propri insegnamenti. Già a capire i Suoi insegnamenti potrebbe essere molto complicato, figuriamoci poi a metterli in pratica.

Così nel vangelo di oggi troviamo un Gesù che ci invita a non preoccuparci delle 99 pecore che stanno pacifiche nel deserto ma di preoccuparci della pecora smarrita. Quindi mi sono chiesto a chi potremmo paragonare questa pecora. Possiamo equipararla a chi nella nostra società vive sempre ai margini? Al diseredato? Al senza tetto? Al povero? All’anziano malato o solo? Al carcerato? Al ragazzo portatore di handicap ? Penso che non solo possiamo paragonare la pecorella smarrita a queste categorie di persone ma che anzi abbiamo il dovere di farlo.

Torno quindi a chiedermi che tipo di ascoltatori siamo e se siamo capaci di essere quel tipo di ascoltatore che dopo avere appreso la lezione è in grado anche di metterla realmente in pratica andando ad occuparci di quella pecora smarrita.

Nei giorni scorsi ho sentito parlare di una persona che conoscevo solo per sentito nominare, un certo Don Benzi, che facendo della propria vita un dono per i poveri ci ha insegnato come si possa non solo ascoltare la parola di Gesù, ma soprattutto come la si possa mettere realmente in pratica mettendosi al servizio di tutte quelle categorie di persone che purtroppo finiscono sempre ai margini della nostra società, spesso dimenticate o peggio ancora ignorate e riconoscendo in queste quella pecora che Gesù ci invita ad andare a cercare.

Noi che ci definiamo cristiani sappiamo fare altrettanto? Ovvero siamo capaci di rinunciare a noi stessi per metterci al servizio del prossimo e diventare così parola viva in mezzo alla gente?

Credo sia questa una sfida molto interessante che ovviamente rivolgo per primo a me stesso.

Pavel

Lc 15. 1-10

mercoledì, novembre 19th, 2014

Lc 15. 1-10

lunedì, gennaio 19th, 2015

Lc 17. 20-25

lunedì, gennaio 19th, 2015

Luca 15. 1-10

giovedì, novembre 8th, 2012

clicca qui per ascoltare il vangelo o leggere altri commenti

“In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”. Leggi il commento

Luca 15. 11-32

sabato, marzo 14th, 2009
gesu-big12

Clicca per ascoltare il Vangelo di Gesù o leggere altri commenti

“In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.
Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.
Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Leggi il commento