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Commenti ai Vangeli : Marco

Giovanni


Marco 12. 28-34

domenica, novembre 4th, 2012

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“In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Leggi il commento

Mc 12. 1-12

lunedì, marzo 7th, 2011

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Mc 12, 1-12

Decisamente oggi mi è capitato un vangelo un po’ difficile da commentare, una parabola che non mi è stata chiara.

In quella occasione si è spiegata benissimo, si era capito bene che quella vigna era il nostro mondo, la terra che ci era stata affidata da Dio e che il nostro “IO” egoista ci ha portato a custodire quasi con invidia e odio verso tutti coloro che cercarono di entrare e godere di tutta questa meraviglia, sono stati scacciati ed uccisi  profeti, coloro che sono venuti nel nome del Signore ed infine perfino il figlio stesso di Dio è stato rinnegato e crocifisso.

Questa situazione non è che è finita in quel momento, con la crocifissione di Gesù, anzi le cose sono state delle volte anche peggiori, tantissime altre persone sono state uccise nel nome di Dio, tantissime lo sono tutt’ora e probabilmente tante ce ne saranno nel futuro.

Allora spieghiamoci il perché, il perché di tanto odio, perché l’umanità ha questo enorme disprezzo verso i suoi stessi fratelli, sicuramente un sentimento simile non è stato ereditato da chi ci ha creato, siamo stati scelti per custodire la cosa più bella che l’Onnipotente ha creato ed invece noi lo stiamo rovinando.

Perché allora tutto questo? Cosa ci porta ad essere così?

Queste domande ci dovrebbero ritornare più volte nella mente, nei momenti in cui ci stiamo comportando male nei confronti di ciò che ci è stato donato, verso le persone, nei confronti di chi ci vuole bene, bisogna porsi queste domande e bisogna capire che se nasce qualcosa di male la colpa non può che essere solo la nostra che ci lasciamo sopraffare dalla tentazione, dal male che vuole solo la nostra rovina e che ci vuole allontanare dal Signore.

Cerchiamo di lottare contro questo male e cerchiamo di farlo con la preghiera, dimostrando l’amore di Dio, questa è l’unica e sola arma per riuscire a riportare tutto lo splendore e vivere nella serenità che ci è stata promessa-

Emanuele

Mc 12. 1-12

lunedì, giugno 4th, 2012

 

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Non c’è nessun riguardo per il Figlio. Gesù oggi ce lo dice in Parabole, lo dice agli scribi e agli anziani, lo dice a me. Troppo spesso sono vignaiolo vorace, che vorrebbe pretendere di avere il merito dei frutti prodotti dalla vigna che il Signore mi ha donato. Il mio egoismo, il pensare prima di tutto al mio bene, il progettare secondo la mia volontà e mettendomi ben poco in ascolto della volontà del padre: tutti gesti che dicono che anche io tante volte “uccido” Gesù pensando che l’eredità sia tutta mia. Mi colpisce come una freccia la frase “lo gettarono fuori dalla vigna”. E’ un po’ come cacciare di casa il proprietario che, generosamente, ti ha ospitato e ti ha messo disposizione la sua stanza più bella perchè tu potessi sentirti come a casa. Che danni può fare tutta la libertà che Dio ci ha donato, eppure continua a donarcela, perchè nonostante tutto, si fida di noi…che Grazia!

 

Mc 12. 28-34

venerdì, aprile 1st, 2011

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Lo scriba (mandato dalle autorità religiose per cogliere in fallo il “maestro di turno”) chiede a Gesù “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”, cioè “Cosa in particolare sta a cuore a Dio che l’uomo faccia?”. Gesù gli risponde mettendolo alla prova a sua volta. Gli fa cioè una sorta di “prova del nove”, una verifica, che vale per chi ascolta il dialogo in quel momento, ma anche per noi tutti che lo  ri-ascoltiamo 2000 anni dopo!

E gli dice: la cosa che più sta a cuore a Dio è che questa, ma la condizione per “metterla in pratica” è prima di tutto l’ascolto. Non la vista, non un’esperienza mistica o una settimana di volontariato: l’ascolto! (questo dovrebbe farci riflettere su cosa accada davvero nella Liturgia della Parola, durante ogni Messa…).

Dunque:

1) “Ascolta!”

2) il Signore è uno solo. Tradotto: è molto facile confonderlo con tante altre “cose”…

3) quindi “lo amerai con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”, cioè: lo amerai con tutta la tua umanità, che è fatta di intelligenza, affetto, volontà, ecc… Un atto dunque difficile, certo, ma possibile, perchè pienamente umano. Gesù non ci chiede nulla che non sia nelle nostre capacità.

4) il secondo – derivante e legato al primo – è: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Una prima considerazione: “prossimo” non significa “quello  dopo”, che è per noi la tentazione di “passare” sempre, cioè “non questo”, ma “quello dopo”, e “quello dopo ancora”, ecc… Cioè: nessuno! Seconda considerazione: non ci è chiesto di amare l’altro e basta, ma di amarlo come me stesso… Ma noi ci amiamo? E’ cosa davvero difficile, e per niente scontata. Si tratta di un percorso, di una meta, non di un punto d’inizio: amarmi è difficilissimo! Ma solo se saprò farlo, allora (e di conseguenza) potrò amare anche gli altri.

Lo scriba è convinto, e gli dice che questi due comandamenti valgono più di tutti “gli olocausti e i sacrifici”. NB: non dice che “gli olocausti e i sacrifici”, cioè il culto religioso, non contino nulla, ma che sono “aria fritta” se scollegati alla vita di tutti i giorni (= amare gli altri e me stesso).

Gesù lo loda per questa sua con-versione, seppur parziale (“non sei lontano dal regno di Dio”), e gli astanti non avevano più “il coraggio di interrogarlo”. La prova del nove ha funzionato: la gente ha capito (letteralmente “contenuto”) quanto i due si sono detti..

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