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Commenti ai Vangeli : Matteo

Giovanni


Marco


Matteo 20. 17-28

mercoledì, febbraio 27th, 2013

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“In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”. Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo”. Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”. Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. Leggi il commento

Mt 20. 1-16

mercoledì, agosto 22nd, 2012

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Questo brano di vangelo mi è molto difficile da comprendere, perché faccio fatica a capire perché il padrone della vigna dà a tutti la stessa paga e mi colpisce la sua domanda : “Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”
Interessante questa domanda del padrone della vigna. Secondo il nostro metro di misura del dare- avere una persona viene pagata un tot all’ ora, quindi l’ultimo che arriva e lavora un’ ora soltanto verrà pagato molto meno rispetto a chi ha lavorato tutta la giornata.
Ma questa non è la logica del padrone della vigna per cui vale la logica della gratuità, del disporre dei propri beni in maniera libera ed equa e da parte nostra affidarci alla sua giustizia perché non dobbiamo avere nulla in più.



Mt 20. 17-28

mercoledì, marzo 23rd, 2011

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Rileggiamo i versetti finali del brano e chiediamoci se abbiamo davvero compreso ciò che ci chiede Gesù. All’interno della Chiesa, come catechisti, educatori, battezzati, cerchiamo di metterci in luce o di servire?

Le parole di questo vangelo sono proprio quelle giuste per renderci più umili, meno “grossi” quando facciamo i nostri servizi, più vicini, alleati, meno concentrati su noi stessi e su quanto bene o male facciamo le cose. L’ottica del servizio non è l’ottica del servo maltrattato: è l’ottica del servo che agisce per il BENE degli altri, capendo che la propria vocazione sta nel sentirsi utile per gli altri e con gli altri, per un bene comune, un ideale di unità e di amore. “Tra voi non sarà così”: Gesù, rivolge queste parole ai suoi discepoli e in prospettiva a tutti i cristiani. Ma sono vere, oggi come oggi, queste parole? Non siamo anche noi tentati dal potere, dal prestigio, dal contare tra gli uomini? Apriamo gli occhi sulla nostra vita, esaminiamoci su come siamo con gli altri e su come ci dedichiamo agli altri. siamo sicuri che l’orgoglio in noi non predilige? La superbia non sia così infida da esserci anche nelle cose più semplici? Siamo sicuri che la nostra vita non sia forse costellata di desiderio di riconoscimento? Impariamo a donarci col vero cuore….solo così le parole e la fiducia che Gesù ci ha donato dicendo che tra noi non sarebbe stato come tra i potenti che opprimono e dominano, che reggono su loro stessi e sulla propria superbia, possono diventare REALI.

Petra

Mt 20. 20-28

lunedì, luglio 25th, 2011

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” VOI NON SAPETE QUELLO CHE CHIEDETE…”
La madre dei figli di Zebedeo si prostra davanti a Gesù e chiede per i suoi figli un posto influente, di potere.
Magari questa richiesta riflette un desiderio dei 2 fratelli e “scatena” le proteste degli altri che s’indignano. Si potrebbe parlare di “dinamiche di gruppo” per la conquista dei primi posti vicino al capo seguendo la lusinga del potere e del comando.
Ma Gesù rompe questa logica e va oltre…”Voi non sapete quello che chiedete, potete bere il calice che io sto per bere?” Di sicuro questa domanda non dev’essere stata molto chiara per i discepoli vista la “leggerezza” con cui rispondono, un pò come fanno i bambini quando pensano di essere capaci di fare cose “da grandi” e invece ancora non ne hanno nessuna forza e nessuna capacità.
…E un pò come noi quando pensiamo di riuscire a vivere o a risolvere certe situazioni o relazioni difficilisenza considerare che se lo possiamo fare è perchè Gesù per primo ci ha riscattati bevendo quel calice che solo Lui poteva bere.
Tizi






Mt 20.17-28

mercoledì, marzo 7th, 2012

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Nel brano di oggi possiamo ritrovare l’insegnamento dell’umiltà. Gesù dice ai suoi discepoli di farsi servi, schiavi e di servire invece di pensare ad essere serviti.
Quindi il servizio verso il prossimo come forma di manifestazione d’amore nel quale si mette al centro delle nostre attenzioni quotidiane il prossimo e solo in seconda battuta noi stessi.
Un atteggiamento questo che fa sicuramente a pugni con la cultura dominante di oggi nel quale tutto ciò che facciamo sembra rivolto all’affermazione di se stessi e questo ci rende incapaci a pensare anche agli altri e soprattutto ai più deboli e bisognosi.
Nel vangelo però c’è un’altra parte un po’ più angosciante nella quale Gesù spiega ai suoi discepoli la fine che dovrà fare e i tormenti che dovrà sopportare per poter raggiungere lo scopo per il quale è venuto sulla terra .

Spesso ci sentiamo oppressi dalle difficoltà che viviamo quotidianamente e se dobbiamo trarre un insegnamento da questa parte del vangelo forse è l’atteggiamento che dobbiamo tenere nei confronti di queste difficoltà.
Siamo così invitati ad essere fiduciosi e a non farci abbattere dai problemi che la vita ci pone dinanzi perché consapevoli che dopo ogni discesa c’è sempre una risalita e proprio quando pensi di avere toccato il fondo che puoi solo ricominciare a risollevarti.

Del resto se Gesù ha sconfitto anche la morte non dobbiamo temere più nulla.