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Commenti ai Vangeli : Matteo

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Matteo 23. 1-12

martedì, marzo 10th, 2009
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“In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ‘‘rabbì’’ dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare ‘‘rabbì’’, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ‘‘padre’’ sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare ‘‘maestri’’, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”. Leggi il commento

Mt 23. 13-22

lunedì, agosto 22nd, 2011

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In questo brano di Vangelo Gesù ripete per ben 3 volte l’espressione “guai a voi” rivolgendosi agli scribi e ai farisei definendoli “guide cieche”.

Una guida cieca è una contraddizione in termini: come fa un cieco a guidare qualcun altro? Gli scribi e i farisei sono guide cieche, sono resi ciechi dalla loro osservanza sterile ai precetti e alla legge in maniera stretta e chiusa tanto da impedire anche agli altri di entrare nel Regno dei cieli. Ciò li porta alla chiusura del cuore e soprattutto alla chiusura verso l’accoglienza dell’ uomo, della persona e comunque del diverso da sè. Non è forse quello che anche noi rischiamo di fare per esempio anche nei nostri ambienti parrocchiali? Quando magari spostiamo l’attenzione sul fare, sull’ efficienza, sul “quanto siamo bravi noi” e ci dimentichiamo che  vicino a noi ci possono essere persone diverse da noi con una loro storia e magari  potrebbero essere loro ad indicarci la strada del Regno dei cieli.

Tizi

Mt 23. 13-22

martedì, agosto 28th, 2012

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L’ipocrisia è la differenza tra l’essere e l’apparire. Non solo l’ipocrisia, dice Gesù, diventa la maschera che impedisce agli scribi di essere veri; ma anche agli altri viene impedito, da questi maestri dell’esteriorità, di fare un vero e proprio cammino di conversione. Che meditazioni quindi ci pone questo vangelo? Gesù ci sprona a chiederci se noi credenti siamo solo esteriorità o siamo anche VERA interiorità da comunicare agli altri! quanto siamo veri rispetto a quello che diciamo e a quello che poi facciamo, nella praticità di tutti i giorni, con i nostri fratelli? noi credenti nel mondo dovremmo essere portatori del messaggio di Cristo, ma spesso e volentieri lo diciamo solo e non lo viviamo! o se lo viviamo, incappiamo in situazioni che non ci rendono più veri, ma dei veri ipocriti. Per noi educatori del Punto Giovane e per ttt gli operatori nel campo dell’educazione, chiediamoci SEMPRE, ogni volta che incontriamo un giovane, un ragazzo che ha bisogno di Gesù e di noi, nelle convivenze, nelle nostre parrocchie, se nella nostra vita siamo davvero portatori sia esteriormente che interiormente di ciò che gli comunichiamo!! cioè dell’Amore di Cristo, della gioia della sua Resurrezione e della fraternità tra di noi! è normale che, essendo umani, dobbiamo fare i conti con i nostri passati, le nostre ferite, i nostri dispiaceri e che quindi capita di non essere così “coerenti”….ma possiamo sempre chiedere la Grazia a Dio (una grazia così importante sicuramente ce la concede!!) che non ci lasci mai cadere come questi farisei, ma che ci purifichi sempre e ci renda coerenti nel suo Amore verso gli altri e nei confronti del nostro ruolo di missionari del Vangelo!
Petra