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Commenti ai Vangeli : Matteo

Giovanni


Marco


Matteo 4. 12-17 23-25

mercoledì, gennaio 7th, 2009
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“In quel tempo, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: ‘‘Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata’’. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.” Leggi il commento

Mt 4. 12-17

venerdì, gennaio 7th, 2011
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“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”

La liturgia ci offre oggi diversi spunti, e ci propone un collage: l’inizio del ministero di Gesù in Galilea (4,12-17) e l’inizio della sua “relazione”  con le folle (4,23-25), saltando però la chiamata dei primi discepoli (4,18-22).
Ma facciamo un passo indietro: Gesù si reca sulle rive del Giordano per essere battezzato dal “cugino” Giovanni, dopo di che lo Spirito lo conduce nel deserto “per essere tentato dal diavolo”. Superati brillantemente questi 40 giorni può iniziare il suo ministero per andare a trasferirsi a Cafarnao, probabilmente nella casa di Pietro, che diventa la sua “base logistica” per questo periodo.
N.B.: Gesù si trasferisce – dice Matteo – in questa zona affinché si adempisse la profezia di Isaia (8,23-9,1, che l’evangelista riadatta un po’): “Terra di Zabulon e di Neftali (due figli di Giacobbe, avuti con due mogli diverse – Lia e Bila – e capostipiti delle omonime tribù, trasferitesi proprio nella zona dell’attuale lago di Tiberiade, chiamato anche mare di Galilea, lago di Genesaret, ecc..).. Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce..”. Gesù compie la profezia di Isaia, si mette sulla scia della storia della salvezza (che poi è lui!), andando proprio in quella zona lì, in Galilea (etimologicamente “distretto delle nazioni”), dove già abitava, ma piazzandosi a Cafarnao, “sulla via del mare”, una zona abitata da pagani e punto di convergenza di più persone in transito; non a caso, infatti, Matteo faceva l’esattore delle tasse proprio in questa zona di passaggio. Cioè: sceglie di tuffarsi nella mischia per incontrare tutti, e per dirci che la salvezza è offerta a tutti.. è lui quella “luce” che si mostra ai popoli.
Sistematosi dunque in questo punto strategico inizia subito a dire che, siccome “il regno dei cieli è vicino”, cioè operante nella sua persona, occorre convertirsi, parola che ha due sottolineature:
1)      In greco è tradotta con “metanoiete”, cioè “cambiate mentalità”, come a dire che, una volta entrato nella storia, in particolare nella mia vita personale, non posso più nemmeno pensare come facevo prima: sono chiamato a vedere le cose, ascoltare gli altri e giudicare il tutto con un “cervello diverso”! Forse non diamo troppo peso a ciò, eppure il Signore ci chiama qui ad una rivoluzione copernicana: guardare il mondo come lo guarda lui.
2)      Con-vertirsi nel senso di cambiare direzione, invertire la rotta, tirare il freno a mano e andare in testa-coda per mutare il senso di marcia. Perché? Per tornare a quell’alleanza che da sempre il Padre ci propone, ma, siccome siamo facili alle “distrazioni”, Gesù entra nella nostra vita per ri-destarci, ri-alzarci, per farci vivere da ri-sorti.
I versetti 23-25 ci danno quindi una panoramica sugli impegni di Gesù, una sfogliata veloce alla sua agenda personale: a) percorrere tutta la Galilea; b) insegnare nelle sinagoghe; c) annunciare il regno; d) guarire malattie e infermità. Una giornatina niente male..
Questa agenda serrata gli procura però talmente fama che iniziano a portargli ogni tipo di malato, nel corpo e nello spirito, che lui guarisce prontamente.
Queste “genti” iniziano così a seguirlo da ogni dove, venendo perfino da Gerusalemme, distante circa 150 Km; ma a quel tempo non c’era il metrò di costa..
Slim










Mt 4. 18-22

venerdì, novembre 30th, 2012

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Oggi è Sant’Andrea e il Vangelo di Matteo del giorno ci propone la chiamata di Andrea, insieme a suo fratello Simone, chiamato Pietro. Essi lasciarono le reti e lo SEGUIRONO. Vorrei fermarmi proprio su questo verbo, SEGUIRE, di cui la Bibbia Tob dà alcune interessanti spiegazioni: “nel giudaismo del I secolo il verbo SEGUIRE indicava comunemente il rispetto, l’obbedienza e i numerosi servizi che spettavano ai discepoli dei rabbini verso i loro maestri. Applicando questa parola a Gesù e ai suoi discepoli, Matteo ne cambia il significato sotto diversi aspetti: 1) non è più il discepolo che sceglie il maestro, la chiamata proviene da Gesù e gli si risponde generalmente con una obbedienza immediata. 2) I discepoli seguono Gesù non soltanto come uditori, ma anche come collaboratori, testimoni del Regno di Dio, operai nella sua messe. 3) Matteo sottolinea spesso che le folle seguono Gesù indicando in questo modo che esse cercavano oscuratamente in lui il maestro che non avevano trovato presso i rabbini autorizzati della sinagoga. 4) In un secondo tempo Gesù passa a una critica di questa sequela, facendo vedere che essa implica molto di più di quello che i discepoli o le folle avevano inizialmente immaginato: seguire Gesù significa caricarsi della sua croce. Tutta questa spiegazione del verbo SEGUIRE mi suscita una domanda: noi, in che modo seguiamo Gesù? Lo seguiamo solo perchè ci piacciono le sue parole, quindi solo come uditori; oppure perchè sa fare il “leader” e le folle lo seguono. Oppure ci sentiamo veramente dei chiamati, dei testimoni del Regno di Dio, disposti anche a prendere la croce? Io personalmente a volte fatico molto a tenere collegate queste tre cose: chiamata-testimonianza-croce, perchè la croce si tende sempre a scansarla, però la chiamata implica sempre una testimonianza da dare con la propria vita, dentro la croce. Tizi